sabato 9 febbraio 2008

Fiera del Libro di Torino: risposta da e a Ernesto Ferrero

Versione 1.4
testo in progress

Ricevo da Ernesto Ferrero una cortese risposta a mia precedente email dove esprimevo una mia presa di posizione a sostegno di quanti intendono sabotare la presenza di Israele alla Fiera del Libro. Ernesto Ferrero obietta al testo conciso con il quale gli mandavo il post basato su un articolo di Gianni Vattimo, dicendo che lui teme io sia poco informato e pertanto mi invia due diversi link: uno direttamente alla Fiera del Libro ed altro suo personale.

Orbene, io ritengo che sia cosa veramente importante nella nostra epoca fare il massimo sforzo per liberarci dai nostri pregiudizi, quali che siano. La pace e la civiltà ne guadagneranno. Pertanto prendo molto seriamente l’invito di Ernesto Ferrero e creo qui un distinto post di analisi anziché confinare i due links nello spazio già predisposto per la rassegna stampa nel post già destinato allo scopo. Invio con l’occasione un cordiale saluto al mio corrispondente. Il presente lavoro è qui in progress e deve fare i conti con altri miei impegni, ma l’evento Fiera si svolge in un arco di tempo sufficientemente ampio.


Ernesto Ferrero, direttore della fiera del Libro:
«Basta con le polemiche.
Israele è la nazione ospite della Fiera.
Sicuramente non cambieremo idea».
Fonte: La Stampa



E manco io cambio idea! Del resto, non credo che lo scopo di quanti come me manifestano il loro dissenso sia quello di far cambiare idea a Ernesto Ferrero o ad altri che hanno deciso una iniziativa, peraltro finanziata non dal Comune di Torino, ma direttamente dal Ministero dei Beni Culturali, cioè dal governo. Ciò che importa è esprimere una dissenso e dare visibilità al dissenso. Se ciò non avvenisse, vi sarebbe di che preoccuparsi per le condizioni dello spirito pubblico in questo paese, certamente non felice, se il suo governo pensa di onorare uno Stato come quello di Israele.

Antonio Caracciolo

Parte I - Sito della Fiera

Il sito ufficiale della Fiera, alla quale il lettore può accedere cliccando sul link, ha il seguente testo di presentazione dell’evento “Israele ospite d’onore”, che riporto per intero con il mio consueto commento interlineare:
Sarà Israele il Paese ospite d’onore della Fiera 2008.
[E come era la cosa con l’Egitto. Ho letto che in realtà sarebbe toccato all'Egitto il posto occupato da israele, cui in realtà sta a cuore non il libro, ma il moschetto, ossia la celebrazione del suo 60° anniversario di esistenza, tutta basata su una guerra violenta con la quale un popolo è stato cacciato dalla sua terra. Non è vero?]
La letteratura israeliana gode da anni di una attenzione crescente, che si cristallizzata attorno ai nomi dei suoi maggiori rappresentanti, David Grossman, Amos Oz, Sami Michael, Meir Shalev, Abraham Yehoshua, o a scrittori che appartengono alla generazione successiva , come Etgar Keret.
[E non potevano esserci altre occasioni per onorare gli “scrittori”? Perché associare il loro nome all'evento politico dell'anniversario che è chiaramente prevalente?]
I temi trattati nelle loro opere hanno assunto una valenza universale,
[mi sembra una banalità: ogni popolo che abbia una lingua scritta ha i suoi scrittori, che appena siano tali, hanno pure una loro valenza universale: io ci metterei pure le opere dialettali, spesso sacrificate per ragioni connesse alla potenza politica degli Stati]
che non riguarda soltanto Israele, ma si pongono come altrettante metafore dei dilemmi, delle contraddizioni e dei conflitti che agitano il mondo contemporaneo.
[E la moderna dei Cent'Anni che tormenta le terre medioorientali? Non è piuttosto generico ed eufemistico il riferimento ai conflitti?]
Ma il quadro culturale del Paese è ovviamente molto più ricco e articolato, a partire dal decano Aron Appelfeld, cresciuto culturalmente nella Mitteleuropa, che sarà anche lui a Torino.
La Fiera 2008 sarà l’occasione per conoscere la cultura
[una cultura di cui mi vergognerei e tanto meno avrei onorato dando un posto di onore. Preferisco la cultura di un popolo che soffre, quello palestinese, e scrive le sue opere con il sangue della sua carne martoriata, che traspare dai volti dei bimbi mutilati e storpiati dalle bombe a grappolo loro elargite dai soldati scrittori]
di questo Paese anche attraverso storici, saggisti, artisti, musicisti e scienziati. Un’occasione di dialogo
[quale dialogo? Il dialogo con i morti ammazzati in 60 anni di guerra di conquista e sopraffazione?]
con il contributo delle voci più disparate per discutere e mettere a fuoco anche un modello di una convivenza possibile.
[È dunque possibile una convivenza? Quella di Annapolis? Ma non è già fallita in modo plateale? L'unica convivenza di fatto possibile è quella con i morti ammazzati. Non diceva il nostro Quasimodo: “E come potevamo noi cantare?” Gli scrittori israeliani invece cantano, e come!]
Il Museo Nazionale del Cinema ospiterà nei giorni della Fiera una rassegna cinematografica, dieci film tra nuovi e «classici» chiamati a raccontare le varie facce del Paese.
[Non posso parlare di film che non ho visti, ma sempre mi trovo davanti infiniti film ed opere olocaustiche. Possibile che a Torino vi siano delle novità?]
Sono anche previsti momenti musicali, con cantautori, esponenti della musica tradizionale e complessi klezmer, che affondano le loro radici nella comunità ebraiche dell’Europa orientale, in un sincretismo che è genuina espressione delle culture popolari. [Commovente!]
Non mancheranno eventi legati alla tradizione gastronomica e alla cucina kashèr, ai suoi riti e alle sue simbologie.
[Vi è chi mangia e chi muore di fame a Gaza. Curioso modo italico e cattolico di onorare un popolo che ne affama un altro!]
ULTIMI AGGIORNAMENTI
E’ possibile scaricare in formato .pdf i comunicati del presidente Rolando Picchioni e del direttore Ernesto Ferrero in merito alla recente querelle sulla presenza della cultura israeliana alla prossima Fiera del Libro. Incontro con il ministro Elazar Cohen, CDA: “Israele, presenza culturale”, Egitto Paese ospite 2009, Lettera aperta a Tariq Ramadan
Lo faremo! Ed analizzeremo a parte i documenti indicati negli Ultimi Aggiornamenti. Finora non vedo in cosa dovrei ricredermi. Ma siamo solo all’inizio.

1.
Antilettera aperta al Presidente. –Qualche riflessione sulla lettera che vede prima firmataria Bruna Ingrao. Degli altri firmatari a me noti l'unico nome che mi dispiace vedere in quella lista è quello di Massimo Cacciari: spero ci sia finito per sbaglio o per caso. Ma degli altri poco mi sorprendo e di loro non mi curo affatto: sono sempre gli stessi che ritrovo sempre dalla parte di Israele e sempre contro il popolo palestinese. Probabilmente la frase del presidente sul «rigurgito d’antisemitismo, anche quando l’antisemitismo si mostra mascherata da antisionismo» è il più grande regalo politico che Giorgio Napolitano ha fatto al sionismo italiano e internazionale. Poiché i discorsi presidenziali non sono in genere fatti a braccio, mi sforzo di immaginare quale lavorio ci sia dietro. Di questi tempi tuttavia anche la fantasia può essere pericolosa e venire incriminata: altro che fiera letteraria! Se il presidente rappresenta tutti, ebbene quella dichiarazione non mi è piaciuta, non perché io sia un “rigurgito”, ma perché ho ben altre preoccupazioni come italiano ad una sola cittadinanza e con una sola patria ed una sola identità. Come italiano mi sono sentito deluso da un Presidente che dovrebbe rappresentare anche me: ma evidentemente in quanto calabrese conto di meno. Il mio pensiero e la mia solidarietà umana va comunque tutta al popolo palestinese e non può di conseguenza andare verso quello Stato che ritengo responsabile delle sofferenze indicibili inflitte ad un popolo martoriato più di ogni altro, colpevole di non disporre di quelle superiori armi su cui unicamente Israele basa il suo diritto. Basta leggere libri elementari di storia per sapere come sono andate le cose, diciamo dal 1917 ad oggi. Che io cittadino italiano debba anche “onorare” uno Stato responsabile delle più evidenti ingiustizie ai danni di un altro popolo mi sembra un “rigurgito” di stoltezza, ignoranza, ipocrisia. In fondo questo significa “boicottaggio”, cioè non gradisco, non ti onoro. Gli italiani dal 1945 ad oggi sono vissuti ufficialmente nell’ideologia della resistenza che è in se espressione di guerra civile, cioè segno di divisione. Si può dire oggi, a proposito di Torino, e malgrado Giorgio Napolitano: Signori, la divisione continua. I numeri degli opposti fronti significano poco in quanto i numeri non sono direttamente proporzionali alla coscienza ed all’intelligenza dell'evento. Nella lettera si parla di «Giusti». Ebbene i «Giusti» potrebbero essere anche assai pochi, ma stare da ben altra parte di dove Bruna Ingrao pensa che stiano. La Lettera al presidente non mi pare che valga un ficosecco, a meno che non si pretenda da lui che mandi i corazzieri a pungere con i loro spadoni il di dietro di quanti intendono con il loro civile dissenso boicottare la “Fiera del Libro” in quanto volta a dare un indebito onore allo Stato di Israele, che merita invece disonore per tutto ciò che ha fatto e continua a fare ai palestinesi. Anche questo rientra nei metodi israeliani, applicati anche in Torino: la ricerca della copertura dei poteri “forti” contro i deboli e gli oppressi.

2. Video dibattitto di Infopal. Cliccando sul link si accede al filmato di un dibattito sulla Fiera.

Parte II - Sito personale di Ernesto Ferrero


(segue)

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